Giustificazione    

ESSERE GIUSTI NEL GIUDICARE

In Es 23: 7 Rifuggi da ogni parola bugiarda; e non far morire l’innocente e il giusto; perché Io non assolverò il malvagio.

Questo precetto è rivolto ai Giudici di Israele, e l'ordine che Dio vuol dare loro con questa norma, è per l'appunto un volergli dare una particolare raccomandazione nell'avere un acuta osservazione di ciò che era ed è una menzogna e di ciò che invece era ed è una verità.

Dio raccomanda in questa espressione, in modo molto particolare, l'applicazione della giustizia.

Raccomanda ad avere una particolare attenzione da parte dei giudici a non commettere essi stessi delle ingiustizie, condannando degli innocenti o dei giusti.

Afferma loro categoricamente, che qualora essi avessero sbagliato, condannando quindi l'innocente e assolvendo il colpevole, Egli non avrebbe comunque assolto il colpevole, ma lo avrebbe tenuto proprio per ciò che era realmente: un uomo malvagio, reo di avere commesso delle ingiustizie, che seppure davanti alla giustizia degli uomini l'aveva scampata, non però l'avrebbe scampata davanti a Lui.

Ancora dice in Deut 25: 1 Quando sorgerà una lite fra alcuni, e verranno in giudizio, i giudici che li giudicheranno assolveranno l’innocente e condanneranno il colpevole.

Qui appare oltremodo chiaro che i giudici si dovevano dedicare a considerare attentamente che la posizione del colpevole e dell'innocente fossero riconosciute tali davanti alla Legge di Dio, e dovevano categoricamente assumersi la responsabilità di dichiarare giusto l'individuo innocente, se egli era veramente tale e dichiarare colpevole colui che aveva commesso dei reati.

ANCHE NOI GIUDICHIAMO SBAGLIANDO

Quando si parla di giustizia, di giudizi, di perizie, stime e valutazioni, credo che si tocchi un argomento molto delicato che molto spesso "fa gola" a molti di noi.

Quasi tutti noi infatti siamo tendenzialmente portati ad esprimere un giudizio, una stima, una valutazione o altro davanti a tantissime occasioni nella nostra vita.

Seppure nessuno di noi sia un Magistrato o un Giudice, vediamo che fa proprio parte di noi, del nostro carattere, del nostro modo di fare, l'esprimere dei giudizi, dei pareri, delle stime e altro.

Questo lo facciamo sia per cose più o meno importanti, ma a volte anche per cose che non ci riguardano affatto, cose per le quale saremmo comunque potuti rimanere indifferenti, ma che però per curiosità o altro abbiamo fatto anche delle piccole indagini e ci siamo fatti un idea di quella determinata situazione, un idea a volte giusta, ma a volte sbagliata.

Possiamo quindi dire, proprio riguardo questo, che al pari di ciò che i precetti di Dio esprimevano, i nostri giudizi possono essere dei pareri o delle stime senz'altro giuste, ma attenzione, perché potrebbero essere anche completamente sbagliati, e noi sappiamo bene che chi esprime un giudizio errato è di conseguenza da considerarsi anch'egli in errore, e può portare su di se, in questo modo, una vera e propria colpa, Mat 7: 1 Non giudicate acciocché non siate giudicati; 2 perché col giudizio col quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura onde misurate, sarà misurato a voi. Come vediamo, riceviamo un importante ammonimento su questo.

Giobbe un giorno formulò una domanda che diceva:

Gb 9:2 "Come può l'uomo essere giusto davanti a Dio?", presentando con questo il problema che da sempre tormenta la mente dell'uomo, in modo particolare dal momento in cui egli si rende conto di essere un peccatore, dal momento in cui egli si rende conto di avere sbagliato in qualche cosa.

La prima reazione davanti a questo è sempre quella di cercare un rimedio al proprio errore, e a volte lo si trova, ma altre volte non c'è proprio niente da fare, sembra che non ci sia un rimedio e allora cosa fare in tutti quei casi?

Noi tutti esseri umani, abbiamo inoltre quella profonda capacità insita in noi che ci aiuta a distinguere ciò che è un errore da ciò che invece è giusto, ciò che è bene da ciò che è male, ed ogni volta che sbagliamo, è come se suonasse in noi una vera e propria campanellina d'allarme; abbiamo un chiara capacità di discernere sia il male ed il bene, la capacità di distinguere uno dall'altro, questa è quella capacità che per l'appunto si chiama coscienza.

La coscienza ha quasi sempre come risultato nell'uomo il bisogno di volere mettere a posto le cose. Spesso interviene prima che si commettano, ma a volte ne sentiamo la sua voce solo dopo, e sentiamo quindi un senso di colpevolezza, di rimorso, che ci fanno spesso fanno sorgere il bisogno di volere essere giusti, ma ancora di più di volere essere giustificati, cioè resi giusti e per questo stare a posto, sia con noi stessi, ma a volte col nostro prossimo o con Dio, ci si inventa chissà quale alchimia o chissà quale percorso morale per ottenere una giustificazione.

La coscienza è proprio ciò che ci porta, per così dire, alla ricerca di questo concetto di giustificazione, la quale non è altro che l'atto con il quale si rende giusto un qualcosa, l'atto col quale si può discolpare, si può dichiarato privo di colpa qualcuno e per ottenere ciò, molto spesso si devono presentare davanti ad un giudice delle prove, delle testimonianze, delle scuse o degli alibi che comprovino il fatto che non si hanno commesso reati, che non si ha colpa alcuna.

Fintanto che bisogna presentarsi davanti ad altri uomini ciò è fattibile, ma davanti a noi stessi o davanti a Dio che cosa si può portare? Quali scusanti abbiamo davanti a Dio o davanti a noi stessi quando la coscienza grida in noi?

E' praticamente molto difficile mettere a tacere la propria coscienza, la quale spesso non scende a compromessi, anche se a volte si riesce comunque a soffocarla o a non ascoltarla per diverso tempo, e qui rientra utile proprio il concetto di giustificazione espresso fini ad ora, l'atto quindi col quale si può dichiarare giusto anche Colui che si trova in colpa.

Pensate che il concetto di giustificazione ha avuto una certa rilevanza sia nelle Sacre Scritture che nella Storia.

·         La giustificazione per fede infatti è il tema principale di 2 grandi epistole dogmatiche, quella ai Romani e quella ai Galati.

·         Secondo Tommaso D'Aquino e Pietro Lombardo ed altri teologi del medioevo, la giustificazione veniva dichiarata però non soltanto una semplice remissione dei peccati, ma anche una vera e propria santificazione ed un vero e proprio rinnovamento dell'uomo interiore.

Altro che cercare di dimostrare la propria innocenza con scuse e con altro. Vediamo da queste espressioni che la giustificazione è un vero e proprio riconoscimento delle proprie colpe e responsabilità, ed una chiara richiesta di un vero e proprio perdono davanti a Colui che è il Giudice Sovrano di ogni cosa, che vede ogni cosa ed al quale non si può assolutamente mentire ne illudere di chissà quali cose.

In Inghilterra vige una legge secondo la quale il re può, nella sua clemenza regale, perdonare un criminale e farlo rilasciare, ma questi non può assolutamente, neppure con tutta la sua clemenza, riportare nella posizione di prima un che abbia infranto la legge. Infatti fino alla fine dei suoi giorni, quell'uomo sarà sempre considerato un criminale perdonato, ma pur sempre un criminale; cioè la clemenza del re non gli rende netta, e limpida la propria fedina penale, il suo stato di colpevolezza rimarrà sempre, però egli avrà comunque l'agiatezza di restare in libertà.

Non così è per Dio però, il quale abbiamo visto esige una certa giustizia, però è oltremodo grande e misericordioso davanti a Colui che realmente si pente.

Dio non solo può perdonare colui che erra, ma può anche purificare il peccatore e considerarlo addirittura uomo giusto davanti alla legge.

Dal momento della conversione fino alla fine della sua vita terrena infatti, la giustificazione che Dio dà al peccatore è sempre la stessa, colui che avrà bisogno di essere perdonato sarà perdonato come un figlio davanti al Padre, ma non potrà più stare come un criminale davanti ad un giudice.

La giustificazione di Dio copre il presente, passato e futuro. La questione del peccato fra Dio e l'anima è risolta per sempre. L'uomo potrà essere un figlio disubbidiente, questo è vero, avrà bisogno quindi della correzione del Padre, ma non potrà essere un peccatore lontano da Dio che attende il giudizio del Giudice.

Questo avviene però unicamente per tutti coloro che credono in Cristo Gesù, e solo in Lui sono giustificati da tutti i loro peccati; sono dichiarati giusti da Dio.

Riassumendo il tutto possiamo dire che per giustificazione data da Dio, si intende quell'atto per cui Dio, dichiara in qualche modo il peccatore non più sotto condanna, ma su una vera e propria base di giustizia davanti a lui.

Abbiamo visto che spesso viene intesa spesso come "rendere giusto" o "rendere conforme al livello morale richiesto", ma la giustificazione di Dio non è quell'atto con il quale ciò che è sbagliato viene propriamente corretto e ciò che è cattivo viene reso buono, e ciò che è buono viene reso migliore.

Secondo la legge, da quanto abbiamo visto, il colpevole era riconosciuto tale davanti a Dio come tale e tale rimaneva anche se questo sfuggiva agli occhi dei giudici del tempo.

La vera giustificazione quindi non può essere altro che quell'atto giuridico di Dio, per cui coloro che mettono la loro fede in Cristo Gesù sono dichiarati giusti ai Suoi occhi e sono liberati da tutte le loro colpe e dalla punizione che meritano.

Dio praticamente basandosi sui meriti di Cristo, al quale il peccatore è unito per mezzo della fede, lo dichiara non più sotto condanna, ma su una vera e propria base di giustizia davanti a lui, lo dichiara quindi giusto.

2Cor 5: 21 Colui che non ha conosciuto peccato, Egli l’ha fatto esser peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.

In Atti13:38 Siavi dunque noto, fratelli, che per mezzo di Lui v’è annunziata la remissione dei peccati; 39 e per mezzo di Lui, chiunque crede è giustificato di tutte le cose,…

Tutte quindi, nessuna esclusa e noi oggi possiamo dire di essere tali davanti a Lui ed in Lui, anche se noi stessi ancora oggi sbagliamo, pecchiamo, eppure dietro un sincero pentimento troviamo pace nei nostri cuori e un grande ristoro; troviamo perdono per le nostro anime afflitte e veniamo in qualche modo rinfrancati da tutti gli aspetti negativi che le nostre mancanze comportano.

Quanta lode quindi noi oggi possiamo dare la nostro Padre misericordioso per tutto questo, Lui che in ogni cosa ci dimostra sempre la sua grande bontà ed il Suo grande interessamento a noi e alla nostra felicità.

Il Signore ha riservato per noi veramente tanto.

Proprio perchè giustificati in Cristo, noi saremo un giorno riconosciuti davanti a Lui quale figli che erediteranno ciò che per promessa ci è stato prospettato, a Lui quindi vada ogni lode ed ogni riconoscimento per tutto l'immenso amore che sempre ci offre in ogni cosa.

Concludo con un brano che dice:

Mat 25: 31 Or quando il Figliuol dell’uomo sarà venuto nella sua gloria, avendo seco tutti gli angeli, allora sederà sul trono della sua gloria. 32 E tutte le genti saranno radunate dinanzi a lui; ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; 33 e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 34 Allora il Re dirà a quelli della sua destra: Venite, voi, i benedetti del Padre mio; eredate il regno che v’è stato preparato sin dalla fondazione del mondo.

Che ognuno di noi possa trovarsi alla Sua destra in quel giorno!