BS00385_.wmf (4282 byte)Problema droga
Introduzione
      - Perchè questo studio
      - Il metodo di lavoro
FENOMENO SOCIALE
I.      MOTIVI
   1 - Rinuncia agli altri:insoddisfazione ed evasione.
   2 - Nevrosi.
   3 - Adescamento.
   4 - Curiosità, moda esibizionismo.
   5 - Il bisogno di cambiare se stessi.
   6 - Vedere meglio dentro di se.
II.    CONSEGUENZE .
   1 - Distruggersi a venti anni.
   2 - La violenza.
III.   VITTIME.
   1 - Una testimonianza.
   2 - Jack Kerouac.
   3 - Judy Garland.
   4 - Janis Joplin e Jimi Hendrix.
   5 - Chet Baker.
IV.   RIMEDI e CURE.
   1 - L'informazione.
   2 - Recupero e cure.
NATURA E DIFFUSIONE
A - TIPI DI DROGHE

   1 - Droghe inebrianti
   2 - Droghe stimolanti
   3 - Droghe allucinogene
B - ORIGINI
C - LEGISLAZIONE

D - CONCLUSIONI  

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I N T R O D U Z I O N E

Perché questo studio.

La scelta del nostro studio è caduta sulla "droga", perchè è un eccezionale fenomeno del nostro tempo, che riguarda tutti e sopratutto i giovani.

 

Il metodo di lavoro.

Ci siamo ritrovati, come sempre e secondo il programma della nostra "Casa", due volte la settimana e ci siamo serviti in particolare del materiale giornalistico, ritagli di quotidiani e riviste, accuratamente raccolto e messo a disposizione del pubblico dal "Centro Culturale" di via Masaccio del nostro quartiere. Abbiamo letto anche il "Dossier sulla droga" di Spartaco Lucarini, edito da Città Nuova Editrice, e altro materiale reperito un pò qua e un pò là, dove ci era possibile. Infine, alcuni di noi sono intervenuti ad una interessante tavola rotonda, tenutasi il 19 novembre 1970 presso il Salone Palazzo di Città di Taranto, sul tema "La droga oggi", organizzata dal Club Soroptmist International Association, con la partecipazione di valenti docenti universitari.

Una volta raccolto il materiale abbiamo deciso come organizzarlo. Così ci siamo trovati di fronte a una scelta: iniziare con la parte tecnica o con quella sociologica? Abbiamo preferito iniziare con la seconda perché più viva della prima, quest'ultima, però non è certo da sottovalutare.

Lo scopo è il risultato dello studio per noi.

1 - Sensibilizzare i lettori al disastroso fenomeno droga. Cercare di dire, quindi, dopo esserci informati, quanto era a noi possibile sull'argomento perché riteniamo che l'ignoranza di quello che È e comporta l'uso della droga sia fonte di adescamento per molti giovani.

 

2 - Crediamo poi che l'uso della droga è un atto di accusa all'educazione, alla vita, e prova di disancoramento alle realtà eterne di coloro che ne fanno o ne vorrebbero fare uso.

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1. F E N O M E N O S O C I A L E

I. MOTIVI

 

1 Rinuncia agli altri: insoddisfazione ed evasione.

E' probabile che la diffusione degli stupefacenti tra i giovani sia dovuta al fatto che la droga non si limita a sostituire la religione o l'ideologia, ma favorisce anche una rinuncia agli altri, alla società. Questo smarrimento colpisce in particolare gli ambienti più sensibili e spregiudicati: intellettuali, attori, giovani di famiglia ricca, e quelli che venuti dal................... si sentono perduti in una società in cui non sono integrati.

Il traffico della droga è un ignobile mercato che specula sul "materiale umano" il più delle volte curioso, fragile o indifeso. E' facile dunque che in particolare i giovani diventino i più assidui consumatori di allucinogeni e stupefacenti, in quanto mostrano sempre più viva la loro insoddisfazione per la società di oggi, per la vita che si chiede loro di condurre: priva di ideali, o quanto meno ridotta ad una ricerca continua del successo, del benessere soltanto materiale.

Essendo venuto a crollare nella società di oggi un vero e profondo senso della vita, non c'è da stupirsi se adesso si cerca di studiare un'esperienza "extraterrena" di tipo artificiale, quale appunto la droga può determinare.

 

2 Nevrosi.

La tendenza a drogarsi è di norma conseguenza di una nevrosi, di uno squilibrio. Non a caso, il maggior numero di drogati si ha nel gruppo di età fra i venti e i trent'anni; e l'attitudine si riduce dopo i quaranta: ciò a un'età in cui bene o male l'individuo si è stabilizzato psichicamente.

 

3 Adescamento.

Facilmente si può entrare in una rete, ma è quasi impossibile uscirne: questo è il mondo della droga.

Purtroppo sono molti i "pesci" che cadono nella rete lanciata dagli spacciatori di sostanze stupefacenti. L'ultimo filone scoperto è il mondo inquieto dei giovani, come si è detto. I sistemi per reclutare i tossicomani sono noti: si convince qualche ragazzo a provare l'ebbrezza di un viaggio gratis, lo si avverte che la prima volta l'effetto sarà spiacevole, ma che la seconda volta si potrà toccare il settimo cielo.

Dopo le prime due prove il giovane è irrimediabilmente entrato nel giro. E adesso sarà lui a chiedere la "dose", e gliene daranno solo se riesce a venderne un certo quantitativo ai suoi amici. L'iniziato pur di aver la droga sarebbe capace di vendersi l'anima.

 

4 Curiosità, moda esibizionismo.

La prima reazione - motivazione per i ragazzi è questa: cos'è, perché non provarla?

Curiosità, moda, esibizionismo si fondono presto aiutati dalla facilita con cui si possono trovare le droghe. L'offerta della droga oggi a un giovane è segno di amicizia e di stima particolare. Il sentimento di essere stato scelto a quel tipo di esperimento, gioca molto nella psicologia degli adolescenti.

C'è il fatto poi di essere come gli altri: se gli altri lo fanno perché non dovrei farlo io?

Secondo il prof. Mario Gozzano: "la moda è uno dei fattori del dilagare dell'uso delle droghe: il più meschino, il meno giustificabile, ma purtroppo oggi il più frequente e quindi il più grave".

Il desiderio di provare nuove esperienze voluttuose spinge giovani e giovanissimi, incuriositi dalle confidenze di amici o dalle letture di giornali, a provare.

Generalmente, si comincia con la marijuana, la più debole delle droghe, ma a poco a poco essa non basta più. In quel caso si ricorre alle droghe più forti, agli allucinogeni, e allora, diceva uno di questi ragazzi drogati, " ti accorgi che sei perduto".

 

5  Il bisogno di cambiare se stessi.

Secondo il prof. Bruno Callieri si può affermare l'esistenza di una "attitudine umana alla tossicomania. La tossicomania, cioè, non sarebbe soltanto un problema psicopatologico, ma genericamente antropologico". Comunque sia, in colui che è portato alla droga, giovane o vecchio, "cova consciamente o inconsciamente un prepotente bisogno di cambiare se stesso". Al fondo di ogni tossicomania" si trova il bisogno non più reprimibile di mutare se stesso nel tentativo di trovare la pace, una piacevole distensione, la facilità e il sollievo". 

 

6 Vedere meglio dentro di se.

Secondo alcuni la droga permette di ritrovare una piena libertà interiore e di vedere chiaro nella propria coscienza.

Occorre qui un richiamo a Freud. Nell'io ci sono tre piani:

  1. quello degli istinti, che Freud chiamava Io,
  2. quello della ragione, che chiamava Ego,
  3. quello forgiato dalla tradizione e dall'educazione, che si sovrappone agli altri due, il Super-ego.

Nella lotta fra le tre espressioni del suo io, l'uomo non ci vede chiaro, non vede chiaro cos'è e cosa vuole.

La droga lo libera dal freddo della ragione e gli permette di vedere dentro di sè, fuori delle sovrastrutture del Super-ego: si va fuori dei confini dell'io quotidiano.

 

Anche per il filosofo Nicola Abbagnano, il primo dei motivi che spingono i giovani alla droga è " il desiderio di procurarsi nuove facoltà o poteri di percezione che lascino scorgere il mondo in una forma diversa da quella in cui appare all'esperienza comune".

Ci si rivolge, quindi, alla droga per liberare forze emozionali profonde che si sentono soffocate, ma pure indispensabili alla vita, ma quella, la droga, invece, li avvelena ancor di più.

 

7 - L'equivoco sessuale.

Alcuni pensano che i giovani si droghino per dare sfogo ad ogni sorta di sfrenatezza sessuali. In realtà la droga non virilizza, anzi con l'andare del tempo porta alla distruzione fisica e all'impotenza.

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II. C O N S E G U E N Z E .

E' necessario spendere qualche parola riguardo l'assuefazione o tolleranza, l'abitudine e la tossicomania, indicandone le caratteristiche.

 

L'assuefazione o la tolleranza, È un fenomeno farmacologico per il quale nelle somministrazioni ripetute di un farmaco occorrono dosi progressivamente crescenti per ottenere lo stesso effetto. L'assuefazione è molto comune per alcuni farmaci ipnotici, antinevralgici, ecc...

Per quanto riguarda i tossicomani, essi per ottenere l'effetto eccitante desiderato, sono costretti ad aumentare le dosi di droga.

 

L'abitudine è una condizione risultante dalla somministrazione di un farmaco, ma che differisce dall'assuefazione in quanto le sue caratteristiche comprendono:

1) desiderio ma non necessità di continuare l'uso del farmaco per il senso di aumentato benessere da esso prodotto;

2) poca o nessuna tendenza ad aumentare la dose;

3) dipendenza psichica più o meno accentuata;

4) assenza di dipendenza fisica e perciò fenomeni di astinenza.

 

La tossicomania è uno stato d'intossicazione periodica o cronica prodotta dall'uso ripetuto di una sostanza.

Gli aspetti tipici sono sempre gravi:

1) desiderio irrefrenabile o necessità di continuare l'uso del farmaco;

2) tendenza ad aumentare la dose;

3) dipendenza psichica e di regola dipendenza fisica dagli effetti del farmaco con conseguenti fenomeni di astinenza alla sua sospensione;

4) effetto nocivo per l'individuo e la società.

L'OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) preferisce oggi caratterizzare i farmaci pericolosi per l'integrità psico-fisica degli individui e per l'equilibrio della società con il termine "farmaci che generano tossicomania". Il tossicomane è di rado aggressivo sia in termini di violenza fisica che di violenza sessuale, mentre è costretto a commettere reati contro la proprietà per soddisfare l'esigenza della sostanza tossica.

 

1 - Distruggersi a venti anni.

La droga si diffonde negli ambienti più disparati, dai saloni della stanca aristocrazia alle case dei nuovi ricchi; ma negli ultimi anni è scesa anche negli "scantinati", tra i commessi dei negozi e agli studenti.

La droga non ha pietà di nessuno, o almeno di coloro che non riescono a sottrarsi dai suoi effetti.

Nel maggio del 1970 si scoprì una casa fumeria dove s'incontravano i giovani, proprietà di un certo Rudolf Ostorek, di origine austriaca e di professione pittore. Ebbene, i giovani quasi tutti minorenni, si riunivano in quella casa autolesionandosi, fumando hascisc, marijuana, ecc...

Tipico esempio di autolesionismo lo ha dimostrato una quindicenne frequentante la seconda classe del ginnasio. La ragazza era seduta sull'orlo di un sofà, in un commissariato, era vestita di bianco e con le scarpe alla bebè bianche. Aveva gli occhi fermi, la bocca stretta, le mani incrociate sul ventre. Aveva quindici anni, ma non ne dimostrava più di dodici, pareva alle soglie della pubertà. Ad un certo punto scoppiò in un pianto isterico, chiedendo perdono al padre presente. Da sei mesi frequentava quella fumeria e si drogava con hascisc.

Una mattina marinò  la scuola e " si consegnò al pittore perché la rendesse donna ". Qualche tempo dopo la madre lesse nel suo diario senza capire: "Ieri ero 'high' libera e interamente felice. Per un momento ho visto Dio e mi ha parlato. Ma poi l'ho perduto".

Questi giovani al di sotto dei vent'anni nel tentativo di rifiutare la società come essa è oggi dandosi alla droga, si autodistruggono. Eppure ci sono altri modi per ripararsi, se così credono, e se questo è il termine adatto, dalle ingiustizie che vengono loro perpetrate. Non si rendono conto che vanno contro se stessi e la società che rifiutano. Ma la colpa non è soprattutto loro. Sono i nostri figli!

 

2 - La violenza.

Non sempre la violenza è un effetto della droga, ma sovente l'accompagna. Le "notti brave" di Stoccolma tempo fa, quando un centinaio di giovani bruciarono e distrussero negozi e macchine, erano il frutto della droga.

Costoro calzano scarponi, che usano come strumenti di aggressione, e tengono a portata di mano il rasoio per sfregiare la faccia: durante il periodo della Pentecoste ne furono arrestati cento.

Di solito è una criminalità gratuita; pochi sono i giovani che usano la violenza per bisogno; la maggioranza segue l'impulso cieco e inspiegabile, che va dal rifiuto della proprietà al razzismo. I ragazzi svedesi distruggono per protesta; gli skinheads inglesi assalgono soprattutto i pakistani; gli hippies, come Manson, possono arrivare all'assassinio come sacrificio rituale.

 

- Gli effetti delle amfetamine.

Il drogato di questo tipo è in genere un denutrito, sia per la mancanza di sonno riparatore, sia per la mancanza di appetito, e sia per il suo eccessivo affaticamento.

L'uso che si va diffondendo è per via endovenosa sotto la specie metedrina. A parte il fatto che queste iniezioni sono spesso compiute senza precauzione asettica e aprono quindi largamente la porta alle complicazioni infettive, quali ad esempio l'epatite virale, l'immissione diretta dello stimolante nel sangue scatena un quadro di esaltazione psichica acutissima, il cosiddetto "flash" o "rash", che può trasformarsi in un vero delirio persecutorio con allucinazioni uditive e anche visive, che può durare qualche giorno, ma può anche prolungarsi per settimane fino a far porre l'errata diagnosi di una vera e propria pazzia o schizofrenie paranoiche. Ancora peggio è se, come qualche drogato fa, alla metedrina venga associata l'eroina, il più potente derivato dell'oppio. Questa miscela terribile chiamata "speedball" (fucilata), non perdona se ripetuta, e si dice sia stata la vera causa della morte dell'attrice Martine Carol.

 

Accenniamo ora agli effetti minori. Un giovane in eccitazione anfetaminica può subire o provocare un maggior numero di incidenti automobilistici. Bande organizzate tendono a sfogare il surplus fisico, scatenato in loro dall'amfetamina, con distruzione di cose e lotte furibonde. Infine sotto l'effetto dell'amfetamina aumenta l'aggressività e si possono compiere veri e propri atti criminosi, come risulta da una statistica giapponese, secondo la quale su 60 omicidi, compiuti nel maggio e nel giugno del 1954 in quel paese, trenta erano certamente stati compiuti sotto "doping".

Parleremo degli effetti particolari di ciascuna droga, più avanti, quando elencheremo i tipi di droghe e ci soffermeremo sulle loro caratteristiche.

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III. V I T T I M E.

1 - Una testimonianza.

Enzo Iannacci, il popolare cantante, in una intervista a un settimanale che riferiva l'uso della droga fra gli uomini dello spettacolo, dichiarava recentemente: "Non è vero che il fenomeno della droga si stia diffondendo adesso: c'è sempre stato. Si sa che certi artisti fanno uso di prodotti stimolanti, non per il vizio, solo per reggere a un ritmo di attività spaventoso. Ho lavorato con Chet Baker, Stan Getz, Bud Powell ad Amburgo, Parigi, Amsterdam. Ho visto Powell arrivare al completo sfacelo psichico e fisico che lo uccise pochi anni dopo. A Parigi ho visto Ray Charles, una sera, ridotto come un rottame. La gravità non sta tanto nell'usare la droga, che qualche volta potrebbe equivalere a una solenne sbronza, quanto nella schiavitù psicologica che comporta".

La schiavitù psicologica è la strada obbligata che porta dritto alla dipendenza fisica, alla schiavitù fisiologica, e quindi alla distruzione della personalità.

 

2 - Jack Kerouac.

Jack Kerouac, il padre dei beats, come molti altri, prendeva la droga per sferzare la fantasia e per sostenere le fatiche dell'arte. E' morto il 21 ottobre del 1969 in un ospedale in Florida. Quando venne a Milano, nel settembre del 1966, doveva presentare al pubblico e ai giornalisti il suo Big Sur, tradotto allora in italiano. L'autore di "Sulla strada" si presentò ubriaco e lo disse. Qualcuno pensò che fosse un modo di testimoniare il suo anticonformismo, l'ideale della "gioventù bruciata". In realtà Kerouac era già avanti nella distruzione fisica dovuta all'alcool e alla droga, in particolare agli allucinogeni. Gli allucinogeni li considerava utili al suo lavoro di intellettuale, ma furono la sua tomba. Una sola domanda riuscirono a fargli quella sera a Milano: "Si sente ancora un beat?". Rispose urlando "No!". Poi una frase: "I grandi solitari non devono mai diventare un branco".

 

3 - Judy Garland.

J. Garland de "Il mago di Oz", del disco "Over the Rainbow" (Sopra l'arcobaleno) è morta nel giugno 1970 a Londra a 47 anni, forse suicida. Fu la casa cinematografica per la quale lavorava a imporle una vita d'inferno: doveva mangiare poco per conservare la linea, nello stesso tempo prodigarsi in maniera incessante perché i suoi film facevano cassetta. Per tenerla su, le davano pillole stimolanti, poi per farla dormire le somministravano sonniferi. A 25 anni la portarono in ospedale per malattie nervose. Quando uscì riprese il lavoro a ritmo ossessionante; ormai non poteva più fare a meno degli stimolanti e dei sonniferi, però non riusciva più a mantenere il suo equilibrio. Più volte tentò di ammazzarsi.

 

4 - Janis Joplin e Jimi Hendrix.

Hollywood 5 ottobre 1970, Janis Joplin, numero uno delle cantanti americane di "rock" e acclamata protagonista di numerosi festival, viene trovata morta nel suo appartamento. La polizia dichiara che secondo ogni apparenza la giovane artista è stata uccisa da una forte dose di sostanze chimiche. Janis aveva 27 anni, la stessa età di Jimi Hendrix, il cantante e chitarrista negro-pellerossa morto il 18 settembre dello stesso anno, a Londra dopo aver preso nove forti compresse di sonnifero. Janis era bianca, aveva cominciato a cantare, dopo essere fuggita di casa, a 17 anni. Il successo era stato immediato ed ella era diventata subito popolarissima dopo aver incisi i primi dischi. Era diventata celebre per una sua caratteristica personale. Come Jimi Hendrix sfasciava la chitarra e le appiccava fuoco, fra l'entusiasmo dei fans, la Joplin beveva in palcoscenico sino a un litro di wisky ad ogni esibizione.

Adesso Janis e Jimi sono scomparsi. Per Jimi il verdetto è stato di decesso provocato da conati di vomito con conseguente soffocamento, ma gli amici avevano detto che il cantante aveva preso compresse di forte sonnifero. Per Janis la polizia indica la classica "dose eccessiva" di farmaco. Un anno addietro alla sua morte la cantante aveva detto in una intervista di essere contraria alla droga: "Non tocco quella roba" aveva detto "e questi ragazzi che toccano la droga sono pazzi a farlo, quando possono fare una bevuta di 'conforto meridionale' ".

"Southern Confort" era la marca di wisky da lei preferita. Ne stringeva spesso una bottiglia in mano durante i suoi concerti.

 

5 - Chet Baker.

C. Baker aveva la voce calda di Frank Sinatra, come suonatore di tromba ormai lo consideravano il successore di Louis Armstrong. Ha dovuto interrompere la sua brillante carriera a causa della droga. All'inizio diceva della marijuana non essere una droga, ma piuttosto un eccitante della fantasia. A soli 30 anni venne dagli Stati Uniti, dopo aver avuto delle condanne: fino a quel momento aveva speso 200 milioni di lire per la droga.

Fu il padre che gli mise in mano la vergogna e la gloria. Quando a 17 anni gli regalò una tromba acquistata di seconda mano, Chet conosceva già cosa erano le misteriose sigarette il cui fumo dolciastro aveva avuto modo di assaporare e che il padre fumava qualche sera con gli amici.

A 21 anni cominciò a fumare regolarmente la marijuana; due anni dopo Charlie Parker lo volle nel suo complesso. Ma C. Parker era già distrutto dalla droga e Chet andò con un altro grosso nome del jazz: Gerry Mulligan. Nel 1954 conquistò il "Down Beat", la medaglia d'oro del jazz; i critici sentivano nei suoni l'eco dell'immortale Bix Beiderbecke. Ma poi ebbe a che fare con la giustizia e finì in carcere. Era già un idolo e appena uscito fu chiamato da ogni parte.

Per mantenere le prime file del successo, a 27 anni, Chet s'iniettò per la prima volta l'eroina. Ormai aveva imboccato la strada della china. Diventò per lui un ossessione trovare la droga, conosceva tutti gli spacciatori di New York, si appartava per usare la siringa. A 30 anni venne per una tournè in Italia: vuotava le farmacie di medicinali da trasformare in droga. Fu imprigionato. Quando uscì non fu più la tromba di una volta. Aveva creduto nella droga per uscire di mediocrità: la droga l'ha tradito ripiombandolo nella folla degli uomini anonimi.

 

6 - Simpson.

Anche nel bel campo dello sport si sono avute vittime indimenticabili. Fra queste il corridore inglese Simpson che morì al giro di Francia. la sua morte fu la logica conseguenza della droga, ch'egli aveva preso nel vano tentativo d'imporre la vittoria al suo corpo esausto.

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IV. R I M E D I e C U R E.

Si è certi che anche le leggi più dure in fatto di droga non dissuadono dal farne uso coloro che la prendono. Nemmeno bisogna farsi illusioni: la severità repressiva della legge non raggiungerà mai lo scopo di smontare il fenomeno droga e la sua diffusione. E' un'altra la strada da imboccare: quella dell'informazione e della prevenzione a livello della famiglia, della scuola, della società; della prevenzione attuata con apposite strutture sanitarie di ricupero e di cura.

 

1 - L'informazione.

La droga non deve essere più un tabù che divide i genitori dai figli, deve diventare un argomento di conversazione.

In Francia con la collaborazione tra gli insegnanti e i genitori vennero istituiti un anno fa dei corsi antidroga per i giovani dell'ultimo anno di liceo. A Parigi ora, si moltiplicano i "Comitati antidroga", che cercano di aiutare in qualche modo i drogati, anziché denunciarli.

Negli USA nel 1969, vi fu un progetto di legge al Congresso che contemplava 10 anni di carcere a coloro che facevano uso della droga, in seguito lo stesso presidente Nixon dovette rivedere la sua posizione su questo argomento, dichiarando che : l'unica risposta al problema della droga era " l'informazione e la comprensione ".

 

Di notevole interesse in Italia è l'iniziativa che va prendendo piede e di cui ci pare bene parlare dettagliatamente. I giovani italiani ben presto verranno istruiti riguardo la droga. Questo compito d'insegnamento verrà affidato alla scuola. Impareranno quali sono le sostanze stupefacenti, quali gli effetti, le conseguenze, e conosceranno infine il triste destino dei drogati.

Nei 62 mila istituti d'ogni ordine e grado, che accolgono 4 milioni di studenti, verrà insegnata una nuova materia, per la quale ci sarà un libro di testo già pronto, intitolato: "Libro nero della droga", il cui autore è il Dott. Alessandro Simeone, capo dell'ufficio centrale stupefacenti del Ministero della Sanità studioso della materia.

 

Il libro inizia con un riassunto degli studi e dei programmi concordati tra le autorità scolastiche e quelle sanitarie; prosegue con la elencazione delle varie droghe naturali e chimiche, con l'etimologia dei nomi e gli effetti, e finisce con i modi di somministrazione. C'è anche un capitolo che tratta delle tecniche di disintossicazione. Infine c'è una parte legislativa e penale riguardo l'uso e il traffico illeciti.

Non ci sono dubbi sulla positività dell'iniziativa per il fatto che la droga circola più di quanto si possa pensare tra i giovanissimi e non come abbiamo avuto modo di dire precedentemente. Il "Libro nero" verrà dato gratuitamente a tutti gli studenti e non costituirà l'unico mezzo di studio. Verranno usati altri mezzi audiovisivi, studiati e predisposti per il caso.

 

Oltre alla diffusione del "Libro nero" è stata decisa la stampa di un grande cartellone diviso in nove vignette, a colori, con disegni originali accompagnati da una didascalia ciascuno. Questo cartellone, diffuso in tutte le scuole e nei centri sanitari, illustrerà pericoli derivanti dall'uso dagli stupefacenti con riferimenti a precisi fatti storici e mitologici. Il "cartellone anti-droga" non sarà sufficiente e adeguato per tutti. Perciò per gli alunni delle scuole superiori sono stati previste sei serie di filmini e di diapositive, per mezzo delle quali gli insegnanti potranno illustrare lo sviluppo del fenomeno fino alle sue estreme conseguenze.

 

In Inghilterra una ragazza di 24 anni, Caroline Coo, si è dedicata al recupero dei drogati in una maniera originale. Chi si trova nei pasticci può formare a Londra il n° telefonico 229/7753 e avrà sempre una risposta a qualsiasi ora del giorno e della notte. Una schiera di avvocati, medici, industriali sono pronti per dare una mano d'aiuto. Così i ragazzi perduti, drogati, ragazze incinte e disperate che vogliono suicidarsi possono aggrapparsi a quel numero di salvezza.

Un'organizzazione simile a questa, e definita "Help" (aiuto), nacque alcuni anni or sono nello Stato della California. L'origine è da farsi risalire a quando ad Asbury Park in San Francisco prosperò, per un certo periodo di tempo, la cultura Hippy. Molti giovani finivano, dopo un brutto viaggio con gli allucinogeni, nei manicomi oppure si suicidavano. Se qualche volta cercavano di parlare con la famiglia non venivano capiti. Non perché la famiglia non volesse capire, ma perché non sapeva nulla della droga e degli allucinogeni in particolare. "Invece", dice uno di loro, "ai nostri telefoni c'è sempre un esperto in questo genere di cose che sa perfettamente cosa fare, tanto sul piano dell'aiuto immediato, quanto su quello psicologico".  "Help" sta cercando di mettere un freno all'epidemia da droga che ha colpito l'America. C'è da dire che i giovani di "Help" non accettano i soldi del governo. E questo perché vogliono che sia mantenuta la fiducia che i giovani alienati di quel paese hanno nella organizzazione. "Help" è quindi, una organizzazione autonoma che aiuta i giovani e soprattutto quelli che ormai sono stati contaminati dalla droga.

 

2 - Recupero e cure.

Innanzi tutto vogliamo parlare di alcuni sistemi di disintossicazione. Fra questi ve ne sono due abbastanza drastici, Il primo, cosiddetto metodo Salem, dal medico parigino che lo ha ideato. Questo metodo si basa sul presupposto che "fintanto che il malato prende una dose periodica della sua droga, per minima che essa sia, non è possibile alcuna disintossicazione", e punta sulla disassuefazione rapida. Questa si ottiene con l'autoematoterapia: si preleva cioè, sangue dalle vene e lo si inietta nel muscolo, al posto della droga quotidiana. Tale sistema alimenta inattivamente le cellule, sopprime la sensazione di bisogno e di angoscia e procura al paziente una sensazione di calore.

Il metodo Ottonello consiste, invece, nella interruzione immediata della somministrazione della droga, qualunque essa sia, mentre al suo posto vengono iniettati nelle vene per 10 /12 giorni soluzione di glucosio contenente aneurina, acido nicotinico, e amide nicotinica. Qualcuno ha adottato il metodo in questione, ma con alcune modifiche.

In ogni caso, l'esperienza dimostra che i tossicomani dell'oppio deludono molto e il loro divezzamento è doloroso. I cocainomani sopportano meglio il divezzamento. Nei consumatori di canapa indiana non si verificano mai disturbi acuti del divezzamento, anche se le ricadute dopo l'uscita dalla clinica sono abbastanza frequenti.

Da ricerche effettuate è stato provato che l'intossicazione da eroina provoca indubbie alterazioni fisiologiche, che si manifestano tra l'altro con un estremo bisogno di droga, me che soltanto dopo che tale alterazioni fossero state curate, la psicoterapia avrebbe potuto giovare qualcosa.

Si è trovato così all'eroina un surrogato che appagasse il bisogno fisiologico di droga, senza provocarne i rovinosi effetti. Tale sostanza è il metadone. Essa ha proprietà di bloccaggio e viene usata in medicina come analgesico. Moltissimi drogati vengono salvati con l'ausilio di questa sostanza.

Negli Stati Uniti si è sperimentato che per i bambini che si drogano, purtroppo ci sono anche bambini, la "terapia di gruppo" praticata in appositi centri sembra essere il trattamento più efficace, molto più efficace del metadone prima descritto.

La dottoressa Judianne Densen-Gerber, che ha fondato a New York la "Odissey House" di Manhattan per la cura dei giovani tossicomani, È un assertrice convinta di tale metodo. Gli ospiti di queste comunità terapeutiche, come quella di Manhattan, vengono prima disintossicati e poi recuperati attraverso la ricostruzione della personalità e la modificazione delle abitudini di vita. Il principio su cui si basa tale terapia di gruppo è che se i ragazzi imparano a drogarsi reciprocamente, possono anche aiutarsi l'in l'altro a liberarsi dal vizio.

Nuovo metodo in Italia. Nella prima clinica di malattie mentali dell'Università di Roma, diretta dal Prof: Fazio, si sta sperimentando un metodo di ricupero dei drogati, basato sull'esperienza"dell'Alcoolis Anonimus" americano, un ente per la riabilitazione degli alcolizzati. Il metodo si sperimenta in un laboratorio creato appositamente per la cura dei tossicomani ed è basato su quattro principi:

1) il rispetto dell'anonimato;

2) la volontarietà del soggetto;

3) lo studio della personalità del soggetto e le cause che lo hanno indotto a drogarsi;

4) la psicoterapia di gruppo.

 

I malati, ossia i drogati, vengono invitati alla presenza di un medico che funge da testimone e che non interviene quasi mai, a discutere fra di loro le motivazioni che li hanno spinti alla droga. Coloro che guariscono diventano i più efficaci propagandisti, come è dimostrato dagli alcolizzati guariti, della lotta contro la droga; sono più efficaci e persuasivi dei medici perché hanno sofferto personalmente gli effetti dolorosi e angosciosi della droga.

I programmi che utilizzano il metadone fanno fronte alle necessità più urgenti, hanno certi vantaggi pratici indiscutibili, ma dimenticano il problema centrale: quello della riabilitazione sociale e psicologica dell'ex drogato. Solo la "terapia istituzionale" può dare eccellenti risultati per una vera riabilitazione sociale del drogato.

Vi sono poi le comunità terapeutiche di ex-drogati. Esse sono formate da gruppi indipendenti di ex-drogati che si auto-gestiscono e assicurano in due anni, non una semplice disintossicazione, ma una cura completa e una riabilitazione sociale. La più famosa fra queste è quella di Daytopo che accoglie 125 persone in una bella casa in riva al mare, nell'isola di Richmond, a sud di Manhattan.

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2. N A T U R A E D I F F U S I O N E

 

A. T I P I.

Non è semplice classificare le droghe. La classificazione più aggiornata e dinamica pare quella del Sacerdote Giacomo Perico su "Aggiornamenti sociali" del marzo 1970. Egli divide le sostanze stupefacenti in inebrianti (dette anche "grandi droghe" o semplicemente "stupefacenti propriamente detti"), in stimolanti (che si riferiscono soprattutto al gruppo delle amfetamine) e in allucinogene.

Passeremo in rassegna queste droghe dicendo per ognuna che cosa è, ossia la sua natura, e accennando agli effetti che provoca sull'organismo.

 

1 - Droghe inebrianti.

L'oppio. Si ricava dal fiore del papavero, praticando un'incisione. Si può mangiare, bere oppure fumare. Oggi opportunamente preparato (palline, tavolette di colore marrone di circa 0,2 grammi) generalmente si fuma. Il fumatore, che secondo l'usanza orientale è sdraiato, rimane in questa posizione per ripetere l'operazione varie volte. Gli effetti vanno da una certa lucidità iniziale ad una spossatezza graduale, fino ad una incapacità totale di qualsiasi applicazioni.

La morfina. E' contenuta nell'oppio. Si inietta per mezzo di siringhe, di qui la dicitura il morfinomane, uomo della siringa. I trafficanti spacciano capsule di morfina da 0,2 grammi. Il morfinomane è abilissimo sia a preparare la soluzione, sia ad iniettarsela anche mentre cammina. La dose giornaliera va da 500 milligrammi, fino ai 5 grammi per gli inveterati. All'apice della morfinomania l'iniezione viene fatta per endovena.
Nel primo periodo si ha un senso di stordimento; il secondo periodo è quello euforico (immaginazione fervida, vita intellettuale amplificata); nel terzo periodo si ha il tracollo, la morfina diventa un bisogno, se non si aumentano le dosi l'euforia scema. Di qui l'ansia di avere la droga e a tutti i costi. Il morfinomane cronico è triste, irascibile, bugiardo.

L'eroina. E' un derivato della morfina isolata dall'oppio naturale. E' più potente della morfina nel dare soddisfazione, ma è anche più potente negli effetti deleteri sull'organismo. L'eroina provoca disturbi gravissimi al midollo allungato e alle sue funzioni, disturbi alla respirazione e al fegato. L'aspetto della vittima è cianotico; se non riesce a divezzarsi ha la morte assicurata entro due o tre anni.

La codeina. E' preparato dalla morfina ed è conosciuta dagli asmatici, per i quali è un medicamento. Serve anche per la cura delle vie respiratorie. Gli effetti sono meno violenti dell'eroina e della morfina, però esercita un'azione demolitrice e tirannica in quanti la usano.

La cocaina. Non c'è accordo sul fatto della dipendenza fisica riguardo questa droga. Comunque sono tutti d'accordo sugli effetti violenti di questa droga e sugli stimoli muscolari e mentali che essa provoca, insieme allo scatenamento di sentimenti paranoici. Il cocainomane ha il viso cadaverico, la carne flaccida, perde appetito, non dorme, il suo aspetto È quello di un tubercoletico. A forza di fiutare la polverina micidiale arriva anche alla perforazione del setto nasale.
Gli effetti paranoici del cocainomane sono i più sconcertanti: vede nemici dappertutto, vuole difendersi da coloro che stanno complottando per ucciderlo. Per questo ci sono stati criminali sotto l'influenza di questa droga. L'eccitamento sessuale è esaltato dall'uso della cocaina, ma negli stati di avanzata intossicazione anch'esso si spegne

 

2 - Droghe stimolanti.

Sono particolarmente quelle droghe che vanno sotto il nome di amfetamine, di cui tanto si parla. Il meccanismo d'uso È il seguente: dopo un eccessivo lavoro il corpo è stanco e bisogna riposarsi. Se invece di riposarsi si prendono degli eccitanti, si può recuperare energia per l'attività, ma si aggrava la disfunzione cellulare; il benefico risultato è solo transitorio e le conseguenze che ne derivano sono peggiori. In ciò risiede il dramma del doping, che permette ad un organo o ad un organismo stanco di continuare nello sforzo, mentre dovrebbe fermarsi. Questa pratica è quindi contro l'igiene, nondimeno è la tentazione degli sportivi e degli studenti sotto la pressione degli esami.

I numerosi prodotti di questo tipo che si trovano in commercio possono essere classificati in: psicotonici e stimolanti dell'umore.

L'azione dei psicotonici è sul cervello e stimolano l'attività intellettuale; gli stimolanti dell'umore, o antidepressivi, influiscono sull'amore patologicamente depresso. Fra i primi ci sono le amine psicotoniche, stimolanti della vigilanza; chiamata anche "la pillola della gioia", e l'imiprammina. Purtroppo le iniezioni endovenose di amfetamine producono un effetto molto violento e sono entrate nell'uso dei giovani drogati.

Se saremo esauriti non sarà il colpo di frusta a darci il controllo delle nostre funzioni: bisogna accettare le regole dell'igiene, che convengono alla nostra natura biologica, acconsentire a riposarci e distenderci. Ma ci chiediamo:
fino a che punto questo dipende da noi?
Il sistema di vita nel quale siamo immersi ci permette la distensione, la distrazione e il fermarci in tempo? Esso ci aliena tutti indistintamente, ma particolarmente i più deboli.

 

3 - Le droghe allucinogene.

La canapa indiana apre la serie delle droghe allucinogene, che derivano dalle piante. Le più comuni piante allucinogene sono: il peytol (Messico), una coctacea, dalla quale è stato isolato la mescalina, una sostanza poco diffusa da noi; il teonannacatl (indiani messicani) che vuol dire "fungo di Dio", usata dagli stregoni delle tribù, da esso la psilocibina e la psilocina(?); l'ololinqui, una convolvulacea che cresce anch'essa nel Messico, chiamata pure "serpente verde": i suoi semi masticati provocano visioni colorate e alterazione della realtà.

Nel 1955 si scoprì che i principi attivi dei semi di ololinqui erano alcaloidi dell'acido lisergico, i più importanti allucinogeni ottenuti per sintesi chimica: uno di questi è LSD/25, uno dei più potenti allucinogeni, con un'azione 5000 volte più attiva della mescalina e 100 volte più efficace della psilocibina.

La marijuana. La canapa indiana oggi si consuma soprattutto sotto forma di marijuana. Nel gergo dei consumatori viene nominata: Mary Jane (Maria Giovanna); grass, cioè erba; weed, cioè gramigna; tè; pot, ortaggio; ecc... Sembra che il nome marijuana derivi dal portoghese mariguango, che vuol dire bevanda inebriante. La pianta è dioica, si distingue cioè in piante maschili e femminili, ma solo queste ultime sono (atossicanti). Infatti dalle loro foglie più alte e dalla loro infiorescenza viene secreta una resina inizialmente giallastra e vischiosa, poi scura e dura, l'odore aromatico, simile a quello della menta. La resina è la più apprezzata e solo essa si chiama hascisc, nome arabo che significa erba. L'hascisc è costoso e può essere mangiato oltre che fumato. Fumare l'hascisc è difficoltoso perché la resina deve essere messa alla punta della sigaretta e poi i fumi devono essere convogliati al naso con un tubetto di carta. Ecco perché al posto dell'hascisc si preferisce fumare la marijuana, che è una qualsiasi parte della pianta essiccata. Sono le sigarette di marijuana che vengono passate da una mano all'altra nelle fumate collettive, mentre i mozziconi vengono conservati perché particolarmente ricolmi di droga.

Studi approfonditi sono stati fatti per rispondere alla domanda:


è dannosa la marijuana?

Potremo far nostra la conclusione riportata nella rivista il Regno che sostiene che la marijuana non produce psicosi in un individuo stabile e ben integrale. La psicosi e i turbamenti della personalità sono infatti per alcuni la conseguenza dell'uso della canapa indiana. Potremmo dire che tale droga, che ha un'influenza depersonalizzante ed allucinogena, che altera lo stato di coscienza e distorce le percezioni, può evidentemente far evolvere in una direzione schizofrenica un "ego"già in equilibrio delicato.

Quindi vanno eliminati molti pregiudizi. La campagna americana del B.N.D. (Boureau Narcotic Departement) ha dato l'impressione che tutti i danni derivassero dalla marijuana quando dalla stessa misura, se non più gravi, sono quelli derivanti dall'uso del tabacco e dall'alcool.

Quando si parla di un giovane drogato che muore in un incidente stradale, ci si deve domandare quanti altri giovani muoiono in incidenti stradali perché drogati dall'alcool e dal fumo. Queste cose vengono dette non per minimizzare il pericolo della droga, ma per evitare ogni esagerazione e ogni distorsione che si prestano bene alle campagne di massa per il metodo forte ed alla lotta al drogato, anziché alle cause sociali che provocano, insieme a tanti altri mali, anche questo fenomeno.

L'LSD-25. Fu isolato in laboratorio il 2-5-1938 dall'Hoffman, ma le sue proprietà allucinogene si conobbero più tardi. Lo stesso Hoffman così ne descrive gli effetti: "Una volta allucinato sul letto, sprofondo in un delirio piacevole. Cerchi si danno la caccia e mutano costantemente di colore..."

Con l'LSD tutto si trasforma; si trasforma la realtà esterna, sostengono i fautori della droga, e si trasforma la coscienza.

Essa diviene più sensibile, esce dallo stato di torpore e di quasi cecità per diventare improvvisamente viva. I malati mentali sotto l'influsso della droga, vedono dentro di se come mai, ricordano tutto il passato. Ma il risveglio non è uguale per tutti: dolce per alcuni, agghiacciante e terrificante per altri. Sentiamo quanto dice l'esperto Andrè Morali-Davinos: "quanto alla stessa sintomatologia del "viaggio", essa varia secondo le dosi, i soggetti, le circostanze. Dopo una fase di latenza variabile, mista spesso ad una attesa ansiosa, si vedono apparire:
dei turbamenti sensoriali, allucinazioni visive, colorate, che non portano il soggetto fuori del suo ambiente abituale. Tutto ciò che egli vede gli appare più bello più brillante e soprattutto i colori acquistano una ricchezza che egli non può nemmeno descrivere; dei turbamenti affettivi, caratterizzati da uno stato di sovreccitazione, con allegria ed ottimismo, ma senza aumento delle facoltà percettive o miglioramento delle capacita intellettuali; dei turbamenti motori, che richiamano quelli dell'ebbrezza alcolica media (tremiti, difficoltà di parola...).

Normalmente la calma ritorna dopo qualche ora accompagnata, ancora, da angoscia, tristezza, impressione di "paradiso perduto".

Riassumendo , l'LSD-25 è una droga, come le altre, che non porta ad alcun approfondimento delle risorse dell'essere, ad alcun affinamento dei doni innati. Al contrario, la sua nocività a breve e a lungo termine è oggi dimostrata. (La Psyychologie pratique, Paris 1970 pagg. 484-485).

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B. O R I G I N I.

L'Hascisc del Nepal ed il Kif (canapa indiana) del Marocco.

 

Hascisc e marijuana sono i principali prodotti della canapa indiana, una pianticella originaria dell'Himalaya. Sembra che verso il 3000 a.c. venisse portata in Cina poi nell'Iran, poi arrivò nel territorio del Volga poi, addirittura nel Congo ed infine nelle Americhe e da queste in Europa.

Le altre sorgenti si trovano nel Pakistan, nell'Afganistan, nei paesi del medio Oriente, compreso l'Egitto.

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C. L E G I S L A Z I O N E.

In Italia.

La droga che sventuratamente circola nel nostro paese, è di provenienza quasi esclusivamente straniera.

Ciò significa che esistono estese reti di approvvigionamento, consorterie di uomini privi di scrupoli che trafficano impunemente attraverso la frontiera, traendo dai loro commerci vergognosi utili talora colossali. A queste organizzazioni criminose dobbiamo soprattutto gli attentati alla salute fisica e psichica dei nostri giovani, la piaga allarmante che ormai tocca perfino le nostre scuole, addirittura le scuole inferiori. Spesso la gente si domanda se la posizione legale di questi spacciatori sia uguale o diversa, nel trattamento penale, rispetto a quella del consumatore. Crediamo che la risposta esatta sia sorprendente per molti: la giustizia non fa differenza; Per l'art. 6 della legge 22-10-1964, concernente gli stupefacenti è invariabilmente punito con la reclusione da tre a otto anni "chiunque senza autorizzazione acquisti, venda, esporti, importi, procuri ad altri, impieghi o comunque detenga sostanze o preparati indicati nell'elenco degli stupefacenti".(N.B. non so se la legge è ancora in vigore).

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C O N C L U S I O N E

 

Pur ritenendo che il fenomeno della droga non riguardi oggi solo i giovani e i giovanissimi, ma abbracci tutto l'arco della popolazione, a conclusione di questo nostro scritto, desideriamo soffermarci sul problema più specifico: giovani, contestazione e droga;

La contestazione è un fenomeno perenne dello spirito umano: l'uomo si è elevato solo contestando. Il dialogo contestativo, anche se espresso goffamente o in maniera sproporzionata dal giovane, non è all'origine, né mancanza di rispetto, né sintomo di sfiducia; è piuttosto desiderio di discussione su quanto è di contraddittorio o carente.

Gli adulti troppo sbrigativamente hanno rifiutato l'opportunità di un dialogo schietto e responsabile che avrebbe portato a forme di sincera collaborazione e di comune ricerca. Al rifiuto dei grandi i giovani hanno contrapposto un equivalente rifiuto della loro mentalità ritenuta individualista ed orgogliosa; hanno rifiutato la loro religione, fatta prevalentemente di forme, vuota di umiltà e priva di coerenza e certezze personali. Questo stato di solitudine ha aperto le porte all'ingresso della droga.

La generazione adulta, poi, non ha avvertito a tempo i sintomi di quel rapido sviluppo che avrebbe ben preso coinvolto tutti i settori della personalità dei giovani. Questi si sono trovati, come in un groviglio di messaggi in contrasto, nell'incapacità di capire se stessi, la famiglia, la scuola, la società. Di riflesso è mancato nei giovani un intelligente addestramento della volontà al controllo, all'obbiettività, allo sforzo. Ancora, sono mancati ai giovani dei "modelli esemplari" nell'ambito immediato della famiglia e della società.

L'abitudinale incoerenza tra idee e condotta dei genitori, tra religione e prassi, fra raccomandazioni e attuazioni concrete, hanno reso il giovane scettico sulla sincerità degli educatori e del loro senso del realismo. Questo senso di sfiducia nelle persone e nell'ambiente ha corroso il giovane e in quella parte più intima e profonda che avrebbe dovuto fargli superare tentazioni e pericoli.

    un gruppo di giovani del quartiere "Tamburi" di Taranto

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