Salmo 23
Salmo di Davide.
 

 

1 L’Eterno è il mio pastore, nulla mi mancherà.

Davide era un pastore, ma Dio lo fece re; Davide quindi sapeva cosa significasse essere "pastore" ed usa questo termine per  evidenziare una prerogativa di Dio
Nella nostra società il termine pastore è spesso usato come dispregiativo, per intendere che la persona non ha modi, gusti e forme apprezzabili.
Al tempo di Davide fare il pastore era un lavoro molto comune, oggi “suona meglio” dire allevatore, eppure il Signore stesso più volte si definì:

Gv 10:14 Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie mi conoscono, 15 come il Padre mi conosce ed io conosco il Padre; e metto la mia vita per le pecore

Eb 13:20 Or l’Iddio della pace che in virtù del sangue del patto eterno ha tratto dai morti il gran Pastore delle pecore, Gesù nostro Signore,


1PT 5:4 E quando sarà apparito il sommo Pastore, otterrete la corona della gloria che non appassisce.

Sommo significa: altissimo, eccelso, superiore a tutti,  supremo. Noi non dovremo mai aver problemi a definire il nostro Signore quale nostro Pastore e dichiarare che siamo le pecore del suo gregge.

 

2 Egli mi fa giacere in verdeggianti paschi, mi guida lungo le acque chete.
3 Egli mi ristora l’anima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amor del suo nome

Dio provvede al nostro nutrimento fisico e spirituale, Dio provvede per noi per quanto abbiamo bisogno. Ma noi di cosa ci nutriamo?

I nostri occhi colgono molto facilmente le immagini che ci vengono proiettate o affisse su poster, calendari ecc., i quotidiani e le riviste propongono altre informazioni più o meno utili, le radio e Tv trasmettono di tutto: dalla politica alla   guerra, al continuo parlare di sesso. Di cosa ci nutriamo noi? Cosa rimane in noi di ciò con cui ci alimenta il nostro Pastore?

 

Solo Dio dà il riposo spiritual, ma il mondo ricerca ciò nel misticismo, nello Yoga, nel New Age o altro, ma noi sappiamo e viviamo, quali siano invece gli effetti del suo riposo in noi? Hai un rapporto personale con Lui?
Non c’è religione, moda o tendenza che lo  possa eguagliare, Dio è al di sopra di tutte e solo in lui si trova la vera pace.

 

Quando il salmista scrive "per amore del Suo Nome" non è una forma egoistica e presuntuosa, ma è quanto di più l’uomo possa conoscere di buono da Lui e di Lui. Tanti fatti tristi che avvengono, sono attribuiti come colpa a Dio, vengono compiute opere nel Suo n, ma Lui stesso non le gradisce.
Possiamo pensare all’immagine o la fama che Dio cerca di fare di se stesso e che come tale vuole che venga riconosciuto, ma Satana in questi secoli ha sempre cercato di mostrare all'uomo, un Dio diverso da quello che è; l’uomo spesso ha accettato dei fasulli e non ha conosciuto il vero ed unico Dio.

Ma Dio nel suo operare manifesta ciò che Egli è veramente e come la Sua benignità e misericordia superino ogni misura. Dio è unico e sovrano, giustoe buono, ma che odia il peccato e ha preparato un giudizio.

 

4 Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei male alcuno, perché tu sei meco; il tuo bastone e la tua verga son quelli che mi consolano.

Questa luogo “valle dell’ombra della morte” fa un po’ paura, solitamente siamo abituati sentire di valli più gradevoli,  conosciamo tutti la “Valleverde”, la “Valle d’Aosta”, l’attrice “Anna Valle”, tutte cose molto gradevoli: scarpe comode, luogo incantevole, una bellissima attrice.

Ma la valle dell’ombra della morte assomiglia a tutt’altro, è una valle di profonda oscurità, una valle in cui a volte si è costretti a passare nel cammino della nostra vita, ed è un cammino che a volte, senza renderci conto, ci siamo tracciati noi stessi. Può consistere dal trovarsi in pericolo di vita per persecuzioni o altro, ad una situazione economica disastrosa, ad uno stato di salute precario, ad uno stato di vita spirituale disturbato da Satana con immagini e visioni tenebrose.

Ma il Signore in tutto questo è presente ed il salmista non teme alcun male, non perché egli sia forte, ma perché Dio è con lui.

 

Il bastone e la verga sono gli strumenti del pastore, questi correggono il cammino, bastano dei colpetti sul fondo schiena o solo metterlo di impedimento al cammino e la pecora cambia percorso. Ma a volte i colpetti a noi non bastano ed il bastone arriva forte nelle nostre vite e fa male…ma sono occasione di successiva consolazione.

 

5 Tu apparecchi davanti a me la mensa al cospetto dei miei nemici; tu ungi il mio capo con olio; la mia coppa trabocca.

Ora la scena cambia, dalla valle dell’ombra della morte, siamo in un banchetto.

In un banchetto solitamente c’è chi serve e chi viene servito, e questo semplicemente stando seduto e discorrendo coi commensali. Chi serve in questa scena è una persona  molto speciale, è Dio stesso e lo fa in un contesto molto particolare, lo fa davanti ai nemici di Davide, cosa vorrà dire questo? E’ un po particolare come episodio!

 

Pare che nonostante ci si possa trovare sotto gli sguardi del nemico,  quindi in un pericolo imminente, Dio continua a provvedere al suo sostentamento.

Noi tutti sappiamo come Davide si sia trovato costretto a dovere scappare più di una volta, eppure lui ha potuto constatare come Dio abbia sempre provveduto al suo sostentamento fisico, non gli è mai mancato niente, Dio lo ha servito e lo ha nutrito e questo sotto gli occhi degli avversari che lo volevano morto.

 

L’olio è una sostanza emolliente  calmante, e si armonizza con chi serve a tavola, e provvede poi anche ad ungere come balsamo o forse anche come elezione, in quanto sappiamo che Davide venne unto re. Il traboccare ci aiuta a capire che ciò che Dio fa per noi, non è mai misurato, ma è sempre abbondante in tutta la sua misericordia.

 

Lo stesso farà per noi, qualunque sia la situazione in cui andremo a trovarci, un giorno disse:

Mat 6:25 Perciò vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vita vostra di quel che mangerete o di quel che berrete; né per il vostro corpo di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito?

26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutrisce. Non siete voi assai più di loro?

Ci crediamo a queste parole?

 

6 Certo, beni e benignità m’accompagneranno tutti i giorni della mia vita; ed io abiterò nella casa dell’Eterno per lunghi giorni.

Ecco delle parole di certezza e di sicurezza, parole di fede che dimostrano appieno quanto Dio si prenda cura di noi, ogni giorno della nostra vita.

Le benedizioni si riversano continuamente sui Suoi, anche quando questi non se ne rendono conto.

 

Vivere nella casa del Signore oggi, non è rinchiudersi in un tempio o in un monastero, ma è vivere in piena comunione con Lui ed alla sua presenza, vivere in piena armonia col nostro amato Padre e godere dei suoi benefici, rinunciando alle cose del mondo, rinunciando alla troppa fiducia in se stessi, e rimettendo ogni cosa nelle mani del nostra amato Padre e Pastore, del quale dobbiamo andare fieri di essere sue pecore e certi di quanto Egli abbia cura di noi.

 

Quindi Dio...:

-           provvede al nostro nutrimento spirituale

-           provvede al nostro riposo spirituale

-           traccia il nostro cammino e ci guida

-           ci protegge da ogni avversità

-           ci nutre con tanta premura

Salmo 84:10 Poiché un giorno ne’ tuoi cortili val meglio che mille altrove. Io vorrei piuttosto starmene sulla soglia della casa del mio Dio, che abitare nelle tende degli empi. 11 Perché l’Eterno Iddio è sole e scudo; l’Eterno darà grazia e gloria. Egli non ricuserà alcun bene a quelli che camminano nella integrità. 12 O Eterno degli eserciti, beato l’uomo che confida in te!

Che la nostra lode vada a Lui ed anche il nostro ringraziamento. Confidiamo nel Signore!

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