IL MAESTRO

Prendiamo  come spunto per una meditazione, un passo contenuto nell' epistola aiI Tessalonicesi, attraverso il quale, mi sono reso ancora più conto, di come sia proprio vero, che leggendo ripetutamente un testo, ogni volta si trovi qualcosa di nuovo sul quale soffermarsi. Casomai qualcosa che   nelle letture precedenti non si aveva notato, ed il nostro sguardo in quei momenti tende a proiettarsi proprio su quel brano specifico e quasi non riesce a staccarsene.

Una lode al Signore per ciò che si ha appreso è spontanea in quei momenti, e la gioia che si sente è senz'altro grande; Lo si ringrazia in modo particolare e Gli si chiede, che quell'insegnamento possa rimanere ben fisso nel nostro cuore e nella nostra mente, affinchè possa accompagnarci sempre nel nostro cammino con Lui.

 

Il brano in questione si trova al cap.4:9-10 di I Tess.nel quale vediamo che Paolo, Silvano e Timoteo, dopo un preciso avvertimento, dato a proposito di chi disprezzava i precetti da loro stessi dati, ecco che arrivano a parlare di un punto fondamentale della comunione fraterna a Tessalonica e dicono esattamente questo:

"Quanto all'amore fraterno non avete bisogno che ve ne scriva, giacchè voi stessi avete imparato da Dio

ad amarvi gli uni gli altri, e veramente lo fate verso tutti i fratelli che sono nella Macedonia."

 

Ciò che a primo achito potrebbe colpire di questo brano, è senz'altro il fatto che i fratelli di Tessalonica non avevano dei grossi problemi di comunione tra loro, godevano di una fratellanza abbastanza buona, e anche se Paolo aggiunge più avanti che dovevano eccedere di più in questo sentimento, diciamo che comunque, per il momento non stavano andando così male, visto che Paolo stesso si rende conto che non aveva bisogno di scrivergli alcunchè a riguardo, ma come detto, si limita ad esortarli, nel fare sì, che questo sentimento tra loro aumentasse in maniera sovrabbondante.

 

Ciò su cui  il mio sguardo si è immobilizzato, e sul quale ho avuto una particolare benedizione, è il fatto che i Tessalonicesi sia l'amore tra loro, sia il volersi bene, che ciò che comunque riguardava la loro comunione fraterna, incluso i sentimenti e attenzioni varie incluse, ecco che le avevano imparate direttamente da Dio. Dio stesso infatti, stando all'espressione di Paolo, fù Colui che gli insegnò ad amarsi gli uni gli altri, a volersi bene, ricercando proprio il bene del loro fratello, e tutto questo immaginate, fù un qualcosa che ricevettero solo e soltanto da Lui.

 

Il fatto che Dio abbia insegnato loro ad amare, senz'altro non è qualcosa di nuovo, ma bensì credo che sia molto interessante, arrivare a capire come Dio potè insegnare loro tutto ciò, e questo dal momento che non si rivelava più come un tempo con le teofanie, quindi con le Sue apparizioni; dal momento che era trascorso già un pò di tempo dall'ascensione del Suo Figliuolo Gesù Cristo, e dal momento che evidentemente non fù Paolo, stando sempre alla sua stessa espressione, a fare ciò.

 

Stando ad un commentario comunque, aprendo una breve parentesi, bisogna dire che  questa espressione "avete imparato da Dio" (theodidaktoi), è un espressione che troviamo esclusivamente in questo passo nel N.T. e il tipo di amore da Lui trasmesso in questo caso, non è il famoso "agapè" che tutti noi conosciamo e che riguarda l'amore verso il nostro prossimo,  ma si tratta invece del termine "philadelphia", il quale indica l'amore fraterno diretto proprio verso tutti quelli che sono uniti nella famiglia della fede; al di fuori del N.T. questo termine indica quasi invariabilmente l'amore che unisce i figli di uno stesso padre, e quì ora nel N.T. è usato senza eccezioni per l'amore che unisce i cristiani l'uno all'altro.

 

Vediamo ora come Dio insegnò loro questo amore: Giovanni ci dà una grossa indicazione a riguardo, riportando un insegnamento del nostro Signore Gesù Cristo il quale citando i profeti disse:

"E' scritto nei profeti: E saranno tutti ammaestrati da Dio. Ogni uomo che ha udito il Padre ed ha imparato da Lui, viene a me." (Gv. 6:45), ponendo il Padre in una posizione di "Colui che predisse che avrebbe insegnato", o meglio che "avrebbe continuato ad insegnare", e questi Suoi insegnamenti, avrebbero portato ad una svolta nella vita di colui che avrebbe udito ed imparato, poichè "sarebbe venuto da me" disse il Signore Gesù; quindi possiamo capire che questi sarebbe andato dal Signore in veste di peccatore pentito, essendo stato ammaestrato da Dio e avendo da questi imparato.

 

Ma c'è qualcosa di più, che ci può facilmente portare a capire, questa continua figura di Dio, in veste di Maestro nelle nostre vite: una promessa riguardante il nuovo patto, quindi quello di cui noi stessi siamo stati fatti partecipi, e l'affermazione di Paolo quando espone questo agli ebrei, nella sua epistola, è abbastanza chiara; infatti riporta quanto Dio stesso predisse nel V.T. e che riguardava il periodo attuale o comunque durante la dispensazione della grazia:

"E questo è il patto che farò con la casa d'Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Io porrò le mie leggi nelle loro menti, e le scriverò sui loro cuori; e sarò loro Dio, ed essi saranno il mio popolo "(Ebr 8:10),

troviamo quindi il volere di Dio ben stampato nei cuori e nella mente.

Ma ancora Giovanni si esprime con una affermazione altrettanto forte, dicendo:

"Ma quant'è a voi, l'unzione che avete ricevuta da Lui dimora in voi, e non avete bisogno che alcuno vi insegni" (IGv .2:27),

e questo pensate è maraviglioso, il modo con il quale quindi il nostro Signore abbia predisposto ogni cosa affinchè si possa arrivare a conoscere quella che è la Sua volontà, avendola noi già nei nostri cuori.

Si può quindi affermare attraverso questo, così come Paolo scrisse a riguardo dei Tessalonicesi, che è Lui stesso Colui che insegna e che ha permesso, che i Suoi insegnamenti dimorassero nei cuori e nelle menti di coloro che ricevono l'unzione chiaramente, e quì stiamo parlando ora del Suo Santo Spirito, che agisce, opera, comunica, insegna e quale posizione assuma lo Spirito di Dio nella Trinità, credo sia abbastanza chiaro da poter sostenere proprio questa affermazione: "Avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri" .

 

Dio quindi in veste di Maestro eccelso, Colui che è al di sopra di tutti, ma che ancora pensa a coloro che Lui ama, coloro che Lui stesso vuole non solo che la pensino come Lui, ma che abbiano il Suo stesso pensiero, e il Suo Santo Spirito può veramente tanto in tutti coloro che Lo lasciano agire, in tutti coloro che Lo ascoltano e le benedizioni che si traggono da tutto questo sono chiaramente notevoli e già dai Tessalonicesi capiamo quanto importante sia imparare dal nostro Dio e lasciarci modellare.

 

L'amore fraterno, quello di cui si è parlato, è fondamentale ad esempio nella nostra famiglia e il bisogno che abbiamo di ascoltare il nostro Signore lo è altrettanto, ed è per questo che oggi predisponiamo i nostri cuori a Lui e confessiamo di essergli riconoscenti per tutto ciò che Lui ha trasmesso ad ognuno di noi fino ad ora.

 

Colui che viene istruito e che accetta gli insegnamenti impartitigli, sappiamo è un discepolo a tutti gli effetti, e quando noi leggiamo che Dio insegna e che da Lui si impara, ancora oggi e sempre, ecco che questo fà di noi dei Suoi discepoli e la Parola di Dio stesso a ci insegna che:

"Un discepolo non è da più del maestro, nè un servo da più del suo signore. Basti al discepolo di essere come il suo maestro, e al servo di essere come il suo signore"

e possiamo chiederci se è così anche per noi nelle nostre vite, se guardiamo il nostro Signore in veste di Maestro, in veste di Colui dal quale abbiamo tutto da imparare e il quale deve essere fonte d'esempio dal quale possiamo attingere e imitare in tutto e per tutto.

 

"Uno solo è il Maestro" insegnava ancora il Signore e quale primato includesse nell'affermare questo, noi tutti lo possiamo immaginare e ad un Maestro come non gli si può mostrare gratitudine, se non essendo dei buoni discepoli. Questo onora il nostro Signore, questo è culto al nostro Signore e sono sicuro che ognuno di noi possa di cuore rivolgersi a Lui, ringraziandolo per quanto ci ha dato fino ad ora e mettendosi a Sua completa disposizione, volendosi mostrare fedele in tutto e per tutto.

E può essere prorpio questa l'adorazione che noi oggi possiamo portarGli: il nostro riconoscimento di "Maestro nelle nostre vite".